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lunedì 21 maggio 2012

20 ° anniversario della strage di Capaci

20 ° anniversario della strage di Capaci.
Di Enzo Carrozzini



 Il ricordo di un grande magistrato nelle parole della sorella, autrice del libro “Giovanni Falcone, un eroe solo”. Non c’è un italiano che non ricordi quel tragico pomeriggio di sabato 23 Maggio 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco di Cillo, Antonio Montinaro. “L’attentatuni”, una vera e propria azione di guerra, fu realizzato collocando 500 chilogrammi di tritolo sotto una galleria di scolo, del tratto autostradale collegante l’aeroporto di punta Raisi a Palermo, nei pressi del comune di Isola delle femmine, fatti brillare con un radiocomando da un squadra di mafiosi appostati su di un’altura. L’azione devastante atterrì l’Italia, tanto da indurre la società quanto le Istituzioni ad adottare una reazione risoluta ed intransigente contro l’organizzazione criminale denominata mafia. In tutti questi anni molti libri hanno raccontato l’encomiabile opera compiuta da Giovanni Falcone, del suo amico fraterno e collega Paolo Borsellino. Ricordiamo, a tal proposito, “ I miei giorni a Palermo” di Antonino Caponnetto, ultimo capo del pool antimafia di Palermo, sotto la cui guida ebbe luogo il primo Maxi processo all’organizzazione criminale mafiosa, che, insieme ad altre opere, ha avuto il merito di spiegare e diffondere la conoscenza del fenomeno. “Giovanni Falcone, un eroe solo”, il nuovo libro pubblicato in Aprile per i tipi della Rizzoli, scritto da Maria Falcone insieme alla giovane giornalista esperta di mafia, Francesca Barra, è qualcosa di più di una biografia, é il ricordo struggente e drammatico degli episodi di vita del grande magistrato, narrati con la particolare unicità dell’amore fraterno. Amore è il sentimento che pervade le duecento pagine di questo libro. E’ dolcissima l’amorevolezza con la quale i genitori attendono Giovanni unico figlio maschio, “Biddicchiu” (bellino in dialetto siculo), come fu poi soprannominato dal papà, quanto quella di Maria, che, ricordando il giorno della nascita del fratello, rivela l’evento particolare che lo contrappunta, allorquando una colomba bianca intrufolatisi nella stanza incomincia a svolazzare intorno alla culla del neonato. E’amore quello del Papà, che in punto di morte attende di rivedere per l’ultima volta il suo Biddicchiu, per poi chiudere definitivamente gli occhi. E’amore quello che ci mostra Giovanni nella sua prima esperienza matrimoniale, finita anticipatamente. E’amore per la propria famiglia quello che lo vede impegnato a non far trasparire alcuna preoccupazione, quando vede cadere sotto il piombo mafioso amici fraterni (come il commissario Ninni Cassarà) e collaboratori, e sdrammattizza le preoccupazioni della sorella rispondendo con un “si vive una volta sola nella vita”. E’ amore per Francesca, quello che lo risveglia alla vita, e lo porta anche a pensare di lasciarla definitivamente per salvarla dalle vendette mafiose, la quale per amore farà la sua stessa atroce fine. Sono manifestazioni d’amore le parole con le quali giovani colleghi collaboratori, rievocano il suo “spirito di servizio” nello svolgere il lavoro, la meticolosità, l’intelligenza e l’intuito. E’ sua la geniale introduzione nelle indagini del “Follow the money” (seguire le tracce del denaro), che inevitabilmente le operazioni finanziarie mafiose lasciavano presso istituti di credito compiacenti. Maria ce lo mostra alle prese con centinaia di assegni posti su ogni superficie dei mobili del salotto di casa dei genitori, intento nello studiare le girate di trasferimento dei titoli stessi. Amore e stima quello che porta Louis Freeh, Direttore dell’FBI,suo amico e collaboratore ai tempi delle indagini su Cosa Nostra negli anni Ottanta, a dedicargli un monumento nell’Accademia del Servizio Segreto di Quantico nei pressi di Washinghton negli Stati Uniti. Ma la vita di Falcone non è stata per nulla un trionfo, Maria ci narra le amarezze che il Magistrato ha dovuto subire sia sul piano degli affetti che sul lavoro. Un uomo tanto amato e contemporaneamente lasciato solo nelle battaglie più importanti della sua carriera professionale. I ricordi di Maria spaziano

delle amarezze provate da Giovanni quando una volta resi pubblici i diari di Rocco Chinnici, suo diretto superiore e capo dell’ufficio istruzione di Palermo ucciso da autobomba nel 1983, una certa stampa strumentalizzò il senso degli scritti per discreditarlo. Le accuse di essere troppo “amico” del boss mafioso Tommaso Buscetta, primo importante collaboratore di giustizia, sulle cui rivelazioni si poté imbastire tutto l’impianto del maxi processo. Lo si caricò anche del sospetto di aver organizzato lui stesso il fallito attentato alla villa al mare dell’Addaura, tanto da fargli pronunciare una frase drammatica e amara in occasione di un intervista data a Corrado Augias: “Questo è il Paese felice in cui , se ti si pone una bomba sotto casa, e la bomba per fortuna non esplode, la colpa è tua che non l’hai fatta esplodere”. E poi la mancata nomina a Consigliere Istruttore a favore di un altro magistrato che riscosse il “merito” di smantellare il pool antimafia. Ancora, una delusione per la mancata nomina all’Alto commissariato per la lotta alla mafia. L’ennesimo torto inflittogli dal Consiglio Superiore della Magistratura, che lo preferì a Agostino Cordova alla guida della Procura Nazionale Antimafia, un’organismo di coordinamento egli stesso ideato e normato. Il tempo sicuramente, ci darà risposte sul perché Falcone sia stato lasciato da solo. Ancora oggi sul suo assassinio (come in quello di Paolo Borsellino) ci sono delle verità nascoste e, riteniamo, terrificanti, proprio per il sospetto di connivenza tra politica, organizzazione criminale e pezzi di deviati dello Stato, la famigerata “trattativa” tra Stato e Mafia che, pare, fosse già iniziata ancor prima dell’ inizio della stagione delle stragi. Le indagini riaperte dopo venti anni di ritardi e depistaggi ne sono conferma. E’ l’ennesima Italia dei misteri. Chiudiamo con le parole pronunciate da Paolo Borsellino il 23 Giugno 1992,(riportate fedelmente da Maria Falcone), in occasione del trigesimo della morte di Giovanni, condannando chi l’aveva accusato di aver lasciato Palermo per diventare direttore degli affari penali al Ministero della Giustizia: “..Non fuggì. Tentò di ricreare altrove, da più vasta prospettiva, le condizioni ottimali per il suo lavoro. Per poter continuare a dare. Per poter continuare ad amare. ….” . Un’altra dichiarazione d’amore fraterno. Ventisette giorni dopo, in via D’Amelio a Palermo, moriva assieme a cinque poliziotti di scorta. Tutti dilaniati da un autobomba.







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Bomba a Brindisi si segue la pista mafiosa


(LaPresse)
LaPresse
MILANO - Un messaggio della Sacra Corona Unita. Gli investigatori seguono la pista mafiosa per l'attentato di sabato mattina a Brindisi dove è esploso un ordigno confezionato con tre bombole di gpl sistemato su un muro dietro un cassonetto della spazzatura davanti al cancello della scuola professionale Falcone Morvillo. Gli investigatori avrebbero ritrovato i resti di un timer (e non di un telecomando come detto in precedenza) utilizzato per azionare l'ordigno rudimentale che ha provocato la morte di una studentessa di Mesagne e il ferimento di almeno sei ragazzi tra cui una 16enne in gravissime condizioni

PERQUISIZIONI - Non c'è stata alcuna rivendicazione finora, e una delle principali piste investigative è proprio quella della criminalità organizzata. Polizia, carabinieri e guardia di Finanza stanno facendo perquisizioni nelle abitazione di noti pregiudicati della città e stanno controllando i loro alibi per le ultime ore.
«Ci sono state in passato nella storia della Sacra Corona Unita episodi di terrorismo, mai però contro una scuola e contro i bambini, non escludiamo alcuna pista e prendiamo in considerazione anche possibili collegamenti con manifestazioni antimafia in programma proprio in questi giorni in città» afferma Marco Di Napoli, procuratore di Brindisi.

Quaderni e zaini rimasti a terra (Brindisi Reporter)
Quaderni e zaini rimasti a terra
Brindisi Reporter
TERRORISMO - «Ci sono state in passato nella storia della Sacra Corona Unita episodi di terrorismo, mai però contro una scuola e contro i bambini, non escludiamo alcuna pista e prendiamo in considerazione anche possibili collegamenti con manifestazioni antimafia in programma proprio in questi giorni in città» afferma Marco Di Napoli, procuratore di Brindisi.

MANGANELLI: «SI PENTIRANNO» - «Non daremo loro tregua. Li prenderemo e si pentiranno di questa nefandezza» dice il capo della polizia, Antonio Manganelli. Il capo della polizia ha definito «poco verosimile» la pista passionale, pur non potendo «escludere nulla». «Mi è sembrata un'azione troppo strutturata per poter essere ricondotta ad un motivo emotivo» ha detto Manganelli. E sul timer aggiunge: «Ci sono dei congegni elettrici compatibili con l'innesco, ma che questo sia a orologeria o a distanza cambia poco anche sul piano interpretativo»: far esplodere un ordigno «alle otto meno un quarto davanti a una scuola dove si entra alle otto e dove quindi stanno per arrivare degli studenti mi sembra che non soltanto non escluda ma metta nel conto che si possa fare una strage» spiega il capo della polizia.


Prefetto Cirillo inviato sul posto da Manganelli (LaPresse)
Prefetto Cirillo inviato sul
posto da Manganelli
(LaPresse)
ATTENTATO BESTIALE -«È un attentato bestiale: reagiremo immediatamente: vogliamo fare subito chiarezza e verità» dice il prefetto Francesco Cirillo, vicecapo della Polizia, inviato a Brindisi da Manganelli e dal ministro Cancellieri. «C'è grande dolore per la morte della ragazza -aggiunge Cirillo- e per i feriti dell'esplosione. Gli studenti sono la speranza, non si può morire così...». Sabato in Prefettura a Brindisi si svolge un vertice fra gli investigatori, che includono Criminalpol, Sco e Ros, mentre lunedì lo stesso ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri si recherà nella città pugliese per incontrare investigatori e magistrati. Nella città pugliese è giunto anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, a coordinare le indagini.


RAPPRESAGLIA - L'esplosione, secondo alcune fonti investigative, potrebbe essere collegato all'attentato di una decina di giorni fa quando una bomba è stata piazzata nell'auto del presidente dell'Associazione antiracket di Mesagne (Brindisi). L'attentato di Brindisi potrebbe anche essere una rappresaglia all'operazione delle forze dell'ordine che il 9 maggio hanno sgominato clan locali pugliesi, arrestando 16 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso. Tra le piste più accreditate, un'azione dimostrativa della Sacra Corona Unita.



ARMI A DISPOSIZIONE - L'attentato, sottolineano fonti investigative, potrebbe rappresentare una sorta di «strategia della tensione» come quella attuata dalla mafia. Negli ambienti investigativi si fa notare che la Sacra corona Unita è un'organizzazione che ha una grande disponibilità di armi ed esplosivo grazie ai collegamenti con la criminalità organizzata dei Paesi dei Balcani.

UNA BOMBA PER UCCIDERE - Non ci sono più dubbi. «È un attentato mafioso, un attentato fatto per uccidere ragazzi» accusa l'assessore regionale pugliese alla Legalità, Nicola Fratoianni. «Una bomba piazzata davanti a una scuola intitolata a Falcone è un chiaro messaggio lanciato dai clan - continua - Una rappresaglia alle azioni di contrasto che le forze di polizia stanno portando avanti. Ora occorre una risposta immediata dello stato».

MANTOVANO: L'ALLARME C'ERA - Lo scorso 8 maggio , dopo l'attentato di Mesagne, un gruppo di esponenti politici pugliesi, guidati da Alfredo Mantovano (Pdl), era stato ricevuto al Viminale dal ministro Cancellieri, alla quale avevano segnalato l'allarme criminalità nel brindisino. «Avevamo rilevato già da qualche tempo - ha proseguito - una ripresa dell'attività della criminalità mafiosa nel territorio brindisino dopo il ritorno in libertà di elementi di spicco della Sacra Corona Unita e dell'affacciarsi di nuove leve».

CANCELLIERI: NESSUNA PISTA ESCLUSA -«Stiamo lavorando su più piste. Si tratta di un atto complesso e anomalo, un attentato di una crudeltà senza precedenti che desta grande preoccupazione» dice il ministro dell'Interno, Cancellieri.


Redazione Online (ha collaborato Carmine Festa)19 maggio 2012 | 15:26

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